Da leggere in ogni sua parte il manifesto per la democrazia ecologica redatto dalla commissione ecologica della Nuit Debout, il movimento nato in Francia contro la Loi travail e che ha visto una partecipazione importantissima dei cittadini francesi ed internazionali, uniti contro una ingiusta legge sul lavoro e, più in generale, contro un intero sistema di politiche neoliberiste che attanagliano i cittadini e le cittadini di tutto il mondo oggi. A proporlo è il quotidiano Il Manifesto che ne ha offerto ai lettori una traduzione integrale. Analisi illuminanti, idee valide, proposte serie che, anche solo in parte, attuale consentirebbero un radicale miglioramento della qualità della vita per la stragrande maggioranza delle persone che oggi subiscono un’insopportabile condizione di iniquità: il che avviene per la crescita a dismisura delle disuguaglianze ed anche per la libertà selvaggia che si concede a gruppi di potere e a ricche multinazionali di sfruttare in modo sconsiderato le risorse naturali.

Questa lettura può essere di valido spunto per riflessioni anche su qualunque territorio italiano. Servono confronto, conoscenza e costruzione dall’alternativa, necessariamente da parte di chi i territori li vive ogni giorno, insieme a tutte le contraddizioni che li caratterizzano.

Organizziamoci, partecipiamo, costruiamo l’alternativa: alziamoci in piedi anche noi!

 Manifesto per una democrazia ecologica

A Rémi Fraisse,

questo manifesto è stato presentato dalla commissione ecologica della Nuit Debout. Apre delle possibilità e pone dei principi. E’ in fase di evoluzione e costruito dal basso. Sarà seguito da proposte e soluzioni.

Crisi climatiche, della biodiversità, delle risorse, inquinamenti e perturbazioni dei cicli naturali, la crisi ecologica è globale. Oggi l’umanità è posta davanti ad una scelta che determina il suo avvenire. Tutto è legato. Le politiche attuali conducono alla distruzione dell’essere umano e del pianeta. Ma se rovesciamo la prospettiva, la convergenza tra lotte sociali ed economiche potrà essere risolta attraverso l’ecologia. Gli obiettivi sono gli stessi: lottare contro la violenza delle diseguaglianze e delle ingiustizie, che colpiscono innanzitutto i più poveri. L’ecologia è una via per ricostruire una società non solamente vivibile, ma più giusta. I capitalisti hanno ben compreso la questione, perché si, è proprio il loro business che noi minacciamo!

Quello (ndt: il business) delle energie, le più nefaste, quello del commercio internazionale, il più brutale. Ma la modernità non è la crescita infinita, nemmeno se ridipinta di verde, è bensì una transizione ecologica seria, che romperà con il capitalismo del disastro e degli eccessi. Dobbiamo imparare a vivere nei limiti delle risorse del pianeta. Gli irresponsabili sono coloro che spingono l’umanità su strade disastrose, non noi.

Ciò che vien fuori da Nuit Debout è l’idea che venendo incontro agli altri, partecipando, aggregando conoscenze ed esperienze ciascuno di noi svegli la società che lo circonda e si riappropri della politica. Noi crediamo che la formidabile attuazione congiunta delle energie che  viviamo qui si possa infondere in tutti quanti. L’ecologia non è solo ambientale e sociale è anche una ecologia sensibile, di attenzione, una ecologia liberatrice! Così la cultura, l’arte, la poesia saranno essenziali per superare i discorsi reali. Di fronte a un mondo finito, noi scommettiamo che le risorse dell’essere umano, quelle dell’intelligenza e quelle del cuore siano infinite. La nostra ecologia è una ecologia che viene dal basso, per nostra scelta, dalla proposta dei cittadini locali e dei collettivi. Di fronte al collasso alla crisi ecologica e climatica, noi mettiamo in atto (impostiamo) una transizione ecologica fondata sulla resilienza. Noi non abbiamo la pretesa di dire ciò che bisogna fare perché questi approcci esistono già. Anche noi facciamo appello a tutte le buone volontà personali, dei cittadini, delle associazioni per promuovere anche qui questi propositi. Abbiamo bisogno, contro il collasso, di costruire un progetto per ripensare il mondo a partire dalle nostre aspirazioni per una emancipazione cittadina, sociale ed ecologista. Gli orientamenti presentati in questo manifesto sono parte della costruzione di questo destino comune.

Rendiamo possibili i nostri sogni!

 

Alziamoci in piedi per una transizione energetica!

Dopo la rivoluzione industriale le nostre società si sono sviluppate grazie ad un consumo sempre più importante delle risorse energetiche. Questo sistema manifesta oggi i suoi limiti, senza che sia di beneficio per tutti: il 20% della popolazione consuma l’80% delle risorse. Di fronte alle crisi energetiche e climatiche dobbiamo preparare oggi una società giusta, a basso consumo energetico e fornita al 100% da energie rinnovabili a cominciare dagli scenari esistenti.

  • Per la giustizia climatica, verso la fine delle energie fossili

La COP 21 è stato un richiamo mediatico e diplomatico. Il limite di 2 gradi di raffreddamento sta per essere già superato. Si tratta di invertire la tendenza imponendo una moratoria internazionale su tutte le nuove esplorazioni delle energie fossili, mettendo fine alle sovvenzioni pubbliche, dirette e indirette, e ai prestiti bancari erogati agli attori del settore dei combustibili fossili (petrolio, gas di scisto, carbone). Si tratta di incitare le collettività territoriali e le istituzioni a sganciarsi da questo settore praticando una poltica attiva di disinvestimento.

  • Per una uscita programmata dal nucleare.

Dopo Chernobyl e Fukushima, è inammissibile e irresponsabile, in particolare per le generazioni future, continuare a promuovere il mito dell’energia nucleare presumibilmente pulito e a basso costo. La pericolosità di questa tecnica, la difficoltà dello smantellamento e della gestione delle scorie sono ben note. Noi vogliamo la trasparenza totale sulla filiera nucleare e esigiamo la chiusura immediata dei reattori con più di 30 anni e lo stop immediato degli EPR (Reattore nucleare Europeo ad acqua Pressurizzata).

  • Verso lo sviluppo delle energie rinnovabili cittadine e decentralizzate.

E’ possibile raggiungere il 100% delle energie rinnovabili. La Francia è in ritardo. Tutte le sovvenzioni che vanno al nucleare pretendiamo che vadano invece alle rinnovabili: eolico, solare, energia marina, biomasse, idrogeno. Le soluzioni per utilizzare localmente le rinnovabili esistono, sviluppiamole!

  • Verso la sobrietà energetica.

Indispensabile per la riuscita di una transizione energetica verso il 100% rinnovabile. Ciò implica un cambiamento radicale del sistema di produzione, del consumo e del comportamento individuale. La produzione dei beni deve essere limitata al necessario, a ciò che è duraturo, riparabile, al minimo impatto ambientale.

  • Verso l’efficienza energetica.

Ridurre il bisogno energetico inizia dalla sobrietà, ma è necessario ugualmente ottimizzare i sistemi a monte. Per esempio l’ingegneria civile e l’edilizia rappresentano il 44% dei consumi dell’energia primaria. L’efficienza energetica passerà dalla costruzione e da una efficiente ristrutturazione edilizia (isolamento, concezioni bioclimatiche, sistemi di riscaldamento efficienti ecc.)

  • Per dei modelli di trasporto a maggiore efficienza energetica.

Nello spazio, nei paesaggi e nelle vite umane; ridurre la necessità di spostamento avvicinando i luoghi di lavoro all’habitat: ridurre l’uso delle automobili in città, favorire la ferrovia, sviluppare le linee SNCF (Società nazionale francese della mobilità su ferro) di periferia e le linee trasversali di TER regionali, oltrepassare e porre un punto al programma autostradale.

Alziamoci in piedi per una agricoltura contadina ed una alimentazione sana!

Dopo un mezzo secolo  di corsa al produttivismo agricolo, le conseguenze sono disastrose: allevamento industriale, degradazione delle acque e del suolo, monocolture, fertilizzanti chimici, pesticidi, distruzione della fertilità delle terre, consumo eccessivo delle acque, distruzione della biodiversità animale e vegetale. L’agricoltura industriale è competitiva solamente grazie alle sovvenzioni pubbliche. Nel sud, dove si muore di fame, nel nord dove si muore di stress  e cibi precofenzionati. I popoli devono avere diritto alla sovranità alimentare.

  • Verso una agricoltura nostrana, biologica, locale e di stagione.

È di vitale importanza voltare la pagina del produttivismo agricolo e reindirizzare l’agricoltura verso una regolamentazione equilibrata ed equa degli scambi agricoli e verso uno sviluppo di prodotti di qualità accessibili a tutti per sconfiggere il cibo-spazzatura a sostegno di una agricoltura biologica, nostrana e famigliare. Una agricoltura che non inquina, ovvero una agricoltura locale, che funziona in corto circuito: sia a causa dei materiali che utilizza (fertilizzanti, concimi) e sia a causa del cibo che viene così prodotto. È un’agricoltura che rispetta la terra e la fauna. Essa favorisce metodi naturali per respingere i parassiti: non vi è nessun pesticida ma, per esempio, promuovendo la reintroduzione di animali predatori. È una agricoltura basata su tecniche di produzione naturali e intelligenti, che vieta la produzione di OGM, che richiede spazi minori e che necessita l’utilizzo di risorse minime, come ad esempio le tecniche di permacultura. È una agricoltura che crea posti di lavoro ben retribuiti per i contadini autoctoni mettendo l’accento su una emergenza sfruttamento di un nuovo tipo, più modesta, dove l’assistenza e il libero accesso alla conoscenza sono di primaria importanza. Si tratta di una agricoltura che lotta contro la privatizzazione della vita e che mette fine ai sovvenzionamenti per gli agro-carburi (biocarburi). Si tratta di una agricoltura che va verso la deindustrializzazione della produzione agro-industriale e che promuove l’agro-ecologia.

Si tratta di un’agricoltura che vieta lo sfruttamento della stessa e l’inquinamento, che bandisce dal mercato i prodotti dannosi per la salute, marchiati dalla sofferenza degli animali. È un’agricoltura che preserva il diritto a una alimentazione sana e diversificata, accessibile a tutti. Abbiamo bisogno di ristabilire il contatto con la catena virtuosa di approvvigionamento, abbiamo bisogno di reinventare la lotta contro l’obesità, abbiamo bisogno di ridurre in modo significativo il consumo di prodotti di origine animale, abbiamo bisogno che le nostre mense siano al 100% biologiche e che ci siano zero OGM sulle nostre tavole.

 

Alziamoci in piedi per la società del vivere bene!

La nostra salute dipende dalla qualità dell’aria che respiriamo, dall’acqua che beviamo, dai prodotti che mangiamo, dalla salubrità delle nostre case. La nostra salute dipende anche dai rumori e dallo stress che subiamo quando lavoriamo. Il 23% dei decessi secondo l’ultimo rapporto dell’OMS sono dovuti all’ambiente. Le nostre vite non sono merci. Non possono essere negoziate. Dobbiamo recuperare la nostra vita di fronte a questo sistema, che non propone altro che un’intensificazione spropositata del lavoro, la disoccupazione e la precarietà, il consumo o la povertà.

  • Per una giustizia ambientale, contro l’inquinamento industriale.

I prodotti tossici sono ancora lì nelle industrie che inquinano l’ambiente, nonostante lo scandalo dell’amianto che ha fatto tra i 100.000 e i 150.000 morti. Questi sono causati dall’inquinamento di aria e acqua. Dobbiamo porre fine all’esposizione alle sostanze chimiche nocive e all’inquinamento delle onde elettromagnetiche, dobbiamo rifiutare gli impianti pericolosi del tipo Seveso nelle nostre città, dobbiamo stabilire una moratoria nazionale sulla costruzione di inceneritori. La terra non è un bidone della spazzatura: i rilasci chimici dovrebbero essere vietati così come la dispersione dei rifiuti industriali in Francia e in tutto il mondo.

  • Allontanarsi da questa società di propaganda pubblicitaria e di spreco generalizzato.

La rottura con la società dei consumi richiede la messa in discussione del mercato pubblicitario. Questo è lo strumento fondamentale di questo sistema di iper-consumo dal quale dobbiamo liberarci. Essa incoraggia il consumo di impulso, aliena le menti e inquina la nostra visione. C’è bisogno di decolonizzare la nostra immaginazione!

  • Contro una obsolescenza programmata.

Ridurre, riutilizzare, riciclare piuttosto che gettare via. Le soluzioni sono lì a portata di mano: la produzione di prodotti riciclabili, l’estensione del sistema bonus-malus ai prodotti elettrodomestici, l’estensione della garanzia dei prodotti, il sostentamento del settore della riparazione. Si tratta di noi tutti, consumatori, che diamo tutto il potere alle multinazionali. Se tutti insieme con gli agricoltori e gli operai che producono la ricchezza esigiamo norme sociali e ambientali e non rifiutiamo di consumare prodotti inutili e pericolosi, saremo più forti.

  • Per una gratuità dei prodotti.

Bisogna sviluppare una società basata sullo scambio, l’aiuto reciproco, su un sistema di scambio locale, mettendo in comune pratiche, conoscenze e competenze. Gli esperimenti sui software liberi, sull’AMAP, sui giardini condivisi, sulle mense sociali e i negozi alimentari di solidarietà, sulle riciclerie (centri di raccolta) sulle valute locali, inventano la società del domani. Milioni di posti di lavoro possono essere creati non solo attraverso i lavori concernenti l’agricoltura, ma anche nei settori dell’economia sociale.

  • Rispettare il benessere e le condizioni degli animali.

Le attività umane che comportano lo sfruttamento degli animali vivi devono avere la costante preoccupazione di evitare la loro sofferenza. Questa è la nostra dignità. Dobbiamo vietare il commercio delle pellicce degli animali selvatici e in generale il traffico degli animali, dobbiamo eliminare l’uso degli animali per i cosmetici, nell’industria, la caccia e limitarne drasticamente la ricerca medica. Rafforzare i diritti di un ambiente sano e conservare le condizioni della vita umana, animale e vegetale. Contro le lobby al servizio dei potenti, dobbiamo instaurare il diritto ad una competenza indipendente, pluralista e cittadina, dobbiamo instaurare una regola di principio costituzionale di non-regressione dei diritti dell’ambiente sulle esigenze economiche e dobbiamo inoltre prendere in considerazione la finitezza delle risorse. I reati ambientali devono essere riconosciuti come crimini contro l’umanità. Bisogna istituire un tribunale internazionale per perseguire giuridicamente questi crimini.

  • Per una vera educazione popolare per l’ecologia e l’ambiente a tutti i livelli, dalla scuola primaria alle case di riposo.

 

Alziamoci in piedi per un’economia ecologica !

L’economia attuale fa affiamento sulla dittatura del breve termine e il profitto massimo, che si traducono con lo sfruttamento sfrenato degli esseri umani e della natura. E’ necessaria un’altra economia, basata sulla trasformazione ecologica della società e i beni comuni, e che costituisce l’unica soluzione realista. Per evitare la catastrofe, il cambiamento ecologico dell’economia deve cominciare il prima possibile. Dare miliardi al padronato per mantenere delle industrie inquinanti o delocalizzate e creare dei grandi progetti inutili e costosi non fa che prorogare le cause della crisi e va contro il principio ecologico: “più vincoli e meno beni”. Noi dobbiamo mettere l’economia al servizio degli esseri umani e del rispetto degli ecosistemi. Nessuna decisione dovrà essere adottata senza prendere in considerazione la dimensione ecologica.

  • Trasferimento delle attività economiche.

Non vogliamo più mangiare delle mele prodotte a miliardi di kilometri né indossare dei vestiti fabbricati da bambini in Cina o in Bangladesh nelle fabbriche di ditte delocalizzate. La delocalizzazione è produttrice di inquinamento causato dai trasporti, di disoccupazione, di precarietà qui e di catastrofi industriali e di negazione dei diritti sociali laggiù. Noi abbiamo bisogno di un’economia basata al massimo sui “cicli chiusi” (economia circolare) e che mira alla risposta ai bisogni locali e non ad un’imponente esportazione e importazione. Dobbiamo esigere dei criteri sociali e ambientali per i prodotti importati.

  • Riconversione delle industrie inutili ed inquinanti.

Abbiamo bisogno di attività socialmente utili. Ci schieriamo particolarmente a favore della riconversione delle industrie belliche che fanno della Francia uno dei principali fautori di guerra, della riconversione delle industrie automobilistiche al servizio dei trasporti in comune. Questa riconversione deve avvenire garantendo il rispetto dei territori e dei lavoratori, assicurandosi in particolare della loro formazione e della loro riconversione.

  • Contro le grandi opere inutili ed imposte.

Da Notre Dames des Landes alla linea LGV Lyon-Torino, dalla diga di Sivens all’Europacity, le ZAD si sviluppano contro i grandi progetti imposti, che risultano essere contemporaneamente costosi ed inutili. Bisogna dare ai cittadini il diritto di decidere cosa è socialmente ed ecologicamente utile, e non alle lobbies e allo Stato. Dev’esserci una moratoria immediata su tutti i Grandi progetti inutili. Dalla Place de la République a Notre Dame des Landes, organizziamo la nostra ZAD contro i cementificatori, gli speculatori, gli imprenditori e i banchieri! Niente carne da inquinare né terre da cementificare, in piedi, zadisti, e all’attacco!

  • Per i Beni Comuni, contro il finanziamento delle natura e lo sfruttamento eccessivo delle risorse.

La crescita “verde” trasforma la natura in un’impresa gigantesca, produttrice di servizi controllati dalle ditte e dai fondi finanziari. Dallo stoccaggio del carbone corrotto dal mercato, dai diritti ad inquinare, alla privatizzazione della gestione dell’acqua, i diritti delle popolazioni e della terra vengono negati. Noi richiediamo la proibizione della speculazione sui generi alimentari e dell’accaparramento dei territori agricoli da parte degli Stati, delle società private e dell’agroindustria. Il produttivismo è anche causa della pesca eccessiva e della scomparsa dei pesci. Dobbiamo lottare contro le flotte industriali e contro i loro rischi derivanti e restaurare le risorse alieutiche.

L’aria, la terra, il mare sono dei beni comuni che non possono essere privatizzati da pochi. Devono essere restituiti a tutti e non essere oggetto di una qualsiasi mercificazione.

Le nostre esigenze sono: la gestione pubblica e cittadina dell’acqua, il divieto del brevetto sulla vita, il sostegno alle lotte delle popolazioni indigene contro l’estrattivismo, la revisione e il riconoscimento del debito ecologico.

  • Per un’autentica fiscalità ecologica a favore dell’ambiente.

Questa fiscalità in mancanza del divieto e della riduzione drastica dell’inquinamento, può essere basata sul principio del “chi inquina paga”. Tra le altre, essa rappresenta l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie internazionali e di una eco-tassa sui trasporti su strada.

  • Stop ai trattati di libero scambio, TAFTA e ai poteri delle multinazionali.

Dobbiamo fare tutto per impedire gli accordi di libero scambio e di investimenti che l’UE negozia rispettivamente col Canada (CETA) e gli Stati Uniti (TAFTA). Questi accordi sottomettono i popoli e gli Stati alla volontà delle multinazionali. Forti dei loro miliardi, esse conculcano i diritti sociali, saccheggiano i Paesi poveri, inquinano e rendono sterili i suoli fertili ed impongono i loro prodotti alla Terra intera. Bisogna bloccarli.

Per un’ecologia conviviale, positiva ed in piedi.

Non c’è che una sola via possibile, quella della società in movimento e dei suoi principi: la cooperazione contro la competizione, la democrazia contro le lobbies, la responsabilità contro il colpevolizzare. Difendiamo una società del « vivere meglio » fronteggiando la tirannia del «sempre più». Non c’è tempo per la rassegnazione. Cambiare il mondo è un dovere di tutti!