Alessandro Pace, presidente del comitato per il no al referendum ne spieg le ragioni in questo testo (Giuffrè Ed.) che affronta tutti gli aspetti della riforma.

La dubbia legittimità costituzionale dell’iniziativa governativa della riforma costituzionale Renzi-Boschi. La riforma costituzionale Renzi-Boschi (di seguito, solo legge Boschi o riforma Boschi) approvata dalla Camera, in seconda deliberazione, il 12 aprile scorso, è frutto di iniziativa governativa, e non di iniziativa parlamentare come invece avrebbe dovuto essere secondo il nostro sistema costituzionale. In favore di questa discutibile scelta, il Presidente del Consiglio dei ministri ha ricordato, nel suo intervento alla Camera in quella data, che in sede di lavori preparatori dell’Assemblea costituente, la possibilità di iniziative governative di leggi costituzionale era stata prevista dalla II Sottocommissione nella riunione del 15 gennaio 1947, ma ha però omesso di ricordare che tale norma non è rimasta nella stesura definitiva della Costituzione.

Ciò tuttavia, non significa che l’iniziativa governativa sia aprioristicamente sempre preclusa dovendosi distinguere le leggi di revisione costituzionale dalle leggi costituzionali, tra le quali le leggi di approvazione degli Statuti delle Regioni ad autonomia speciale per le quali l’iniziativa governativa è addirittura doverosa. Invece, per le leggi che modifichino uno o più articoli della nostra Carta fondamentale, valgono tutt’oggi le parole pronunciate da Piero Calamandrei con riferimento all’approvazione della Costituzione (« Quando l’assemblea discute i banchi del governo dovranno essere vuoti; estraneo del pari deve rimanere il governo alla formulazione del progetto, se si vuole che questo scaturisca interamente dalla libera determinazione dell’assemblea sovrana »).

Il che risponde a un principio fondamentale: quello della superiorità e conseguente rigidità della Costituzione del 1947. La tesi del Presidente del Consiglio, secondo la quale il Governo disporrebbe dell’iniziativa legislativa anche per le leggi di revisione costituzionale, non viola un esplicito divieto costituzionale, ma certamente determina l’abbassamento della Costituzione allo stesso livello delle leggi ordinarie e della politica quotidiana. Il che dovrebbe far riflettere sulla coerenza della tesi sostenuta dal Presidente del Consiglio con i principi costituzionali. Infatti proprio perché la Costituzione è superiore a tutti gli atti giuridici che compongono l’ordinamento italiano, anche la procedura per la sua revisione si pone ad un livello ben più elevato e doverosamente più partecipato delle leggi e dei provvedimenti d’indirizzo politico di maggioranza. Il che risponde anche ad un altro fondamentale motivo: come per l’approvazione della stessa Costituzione, anche per l’approvazione delle leggi di revisione si dovrebbe cercare di ottenere il massimo consenso possibile da parte dei parlamentari, perché la Costituzione dovrebbe rappresentare e, nel contempo, garantire tutti, essendo la “casa comune”.

Solo un progetto di revisione che incontri un vasto consenso ha infatti la possibilità di durare nel tempo. Di qui, la conseguenza che anche le opposizioni dovrebbero poter contribuire effettivamente nel procedimento di revisione. Ebbene, tale principio, rimasto fermo in linea di principio per oltre cinquant’anni, è stato contraddetto dapprima dalla riforma costituzionale Berlusconi (2005) che prevedeva formalmente il così detto “premierato assoluto”, bocciato dal referendum del 2006; poi dal tentativo di riforma costituzionale del governo Letta (2013) — naufragato strada facendo — che pretendeva, nel rispetto di un discutibile “cronoprogramma”, di derogare illegittimamente ai tempi e ai modi del procedimento di revisione costituzionale previsto dall’art. 138 Cost. (M. Manetti, 2013; A. Pace, 2013); infine dalla riforma Boschi che non solo rilancia, di fatto, l’ipotesi berlusconiana del premierato assoluto grazie anche all’Italicum (v. infra § 5), ma non prevede e comunque limita i contro-poteri sia a livello politico che a livello istituzionale.