“Cento passi per la Sicilia” è un progetto di svolta culturale di cui l’obiettivo di un governo totalmente al servizio dell’isola e della comunità dei suoi abitanti è solo il … primo.

Una pretesa così radicale ha bisogno di un voto effettivamente libero, pienamente coerente, integralmente speso sull’orizzonte del cambiamento come la sola condizione di successo del progetto, in ogni suo passo.

Per dare forza ad un presidente “scandalosamente onesto” come Claudio Fava occorre un voto, appunto, “scandalosamente libero” e “scandalosamente coerente”.

E’ necessario che i “cento passi” siano compiuti lungo lo stesso percorso fino alla meta, tutti nella stessa direzione.

E il primo è quello che, con il voto del 5 novembre, permetterà di condurre le istanze di tutti i Siciliani liberi e onesti nel governo e nel parlamento della Regione.

Il voto alla lista “Cento passi”, anche per l’elezione dell’Assemblea regionale siciliana, oltre che del presidente della Regione, è la base irrinunciabile, l’opzione ineludibile, l’essenza stessa del progetto.

Prima ancora che negli atti di governo, la radicalità del cambiamento che Claudio Fava più e meglio di chiunque altro impersona, ha bisogno di vivere, di esprimersi e di compiersi nell’azione politica che in Assemblea potranno esercitare gli eletti nei vari territori della Sicilia. Più ampio e forte sarà il gruppo “Cento passi” nell’Assemblea di palazzo dei Normanni, più il progetto nella sua valenza unitaria complessiva potrà dispiegarsi, crescere, compiersi.

C’è bisogno di Claudio Fava e della sua giunta a palazzo d’Orleans, ma c’è bisogno, almeno nella stessa misura, di Claudio Fava e di quanti più eletti sia possibile nel parlamento regionale, da tutte le province, a cominciare dalla nostra che ne ha estremo e vitale bisogno alla luce dello stato di frustrazione, sfiducia, senso di impotenza e rassegnazione che i deputati uscenti delle ultime legislature lasciano nell’evidenza dei fatti e nel bilancio disastroso impresso nella coscienza diffusa.

Lo spirito, l’essenza, gli obiettivi del progetto sono incompatibili con un sostegno a metà che ne indebolirebbe gravemente la sua forza dirompente e l’efficacia concreta.

Claudio Fava non è solo la figura più limpida e coerente alla quale i Siciliani possano affidare le proprie speranze e la propria ferma volontà di cambiamento nel governo della regione. E’ anche, e non di meno, il leader, il simbolo e la punta avanzata, di un progetto corale di ribellione civile, di partecipazione democratica e di rivoluzione politica che dovrà compiere ogni suo passo innanzitutto all’Assemblea regionale siciliana, attraverso il cuore, la testa e le gambe dei deputati che saranno eletti.

Non basta, per essere all’altezza di questo progetto, votare Claudio Fava per la presidenza della Regione. E’ di vitale importanza sostenerlo innanzitutto sul terreno nel quale si giocherà la partita del conflitto tra, da una parte, le politiche e gli interessi che ci hanno fatto precipitare in questa condizione, ancora forti e pienamente operanti nelle liste che sostengono Micari e Musumeci, e, dall’altra, le idee, le istanze, i programmi e le leggi che “Cento passi per la Sicilia” dovrà portare avanti.

La Sicilia ha bisogno di uno “scandalo” collettivo, pubblico, ampio, aperto, plurale.

Uno scandalo di onestà, libertà, coerenza: un passo lungo e deciso, senza indugio né zig zag…