Poi c’è il fronte penale al quale si riferisce l’udienza di venerdì scorso, 29 settembre 2017, nell’ambito del processo in cui l’imputato sono io e ciò è, per me, l’unica buona notizia finora maturata nell’ambito del contenzioso complessivo che dura da sette anni, quattro dei quali intercorsi dopo il licenziamento.

Il fronte penale presenta due piani diversi.

Il primo è quello in cui accusato è l’allora caporedattore di Tgr Sicilia Morgante ed altri dirigenti Rai responsabili degli atti che io ho denunciato, mentre parte offesa sono io, ma soprattutto lo sono la Rai per la quale i cittadini, indifferentemente ricchi e poveri nella stessa misura, pagano due miliardi di euro l’anno, lo sono gli interessi pubblici che essa dovrebbe perseguire, lo sono i valori della trasparenza, della legalità, del giornalismo, della limpidezza dell’informazione, della missione etica del servizio pubblico.

In questo che avrebbe dovuto essere il primo piano, ed anche l’unico, del fronte penale figurano quattro procedimenti, scaturiti da miei cinque esposti e denunce, tutti archiviati. Procedimenti sempre tenuti distinti nonostante la mia richiesta di riunione, attesa l’unitarietà della vicenda e tutti archiviati in modo del tutto arbitrario, ingiustificato e immotivato.

Il pubblico ministero ha totalmente ignorato, forse neanche letto o voluto leggere, il contenuto specifico e documentato di quelle denunce aventi ad oggetto fatti di sicura rilevanza penale.

La sua richiesta di archiviazione è stata accolta dal giudice delle indagini preliminari con motivazioni di quattro righe riproducenti in fotocopia formule vuote e generali, prive di ogni riferimento concreto alle indagini o alla necessità delle indagini che avrebbero dovuto accertare la fondatezza o meno delle mie denunce.

Tale richiesta è stata basata dal magistrato inquirente da una parte, sulla mancanza di elementi sufficienti per l’esercizio dell’azione penale (mancanza voluta, perché frutto della “volontà” di ignorare e di non ricercare gli elementi, perfettamente sussistenti, che avrebbero dovuto condurre all’esito opposto) e dall’altra sull’acquisizione acritica dei risultati dell’indagine interna eseguita dalla Rai: un auditing esilarante, costruito sull’imbroglio evidente, sul travisamento e sulla falsificazione di dati oggettivi e documentali come ho potuto attestare venerdì scorso in udienza e denunciare in tutte le sedi adite.

Su tali cinque mie denunce – tutte archiviate tra il 2014 e il 2015 – ho ottenuto, dopo vari tentativi, la riapertura delle indagini e l’iscrizione di un nuovo procedimento che vede uno o più dirigenti Rai indagati.

Poiché però tale attività è ripartita a fine 2015, siamo ancora nella fase delle indagini preliminari e non mi è dato conoscere esiti, sviluppi, tempi.